Nel 2012 Choi Gap-Bok riuscì a evadere da una cella di polizia a Daegu passando attraverso il piccolo sportello del cibo. La sua fuga è rimasta una delle più incredibili degli ultimi anni.
Certe fughe diventano celebri perché rasentano l’assurdo. Quella di Choi Gap-Bok è, ancora oggi, una delle più inconcepibili mai realizzate. Nel settembre del 2012, in Corea del Sud, il suo nome finì al centro delle cronache dopo una fuga che sembrava quasi irreale: riuscì a lasciare una cella di sicurezza passando dal piccolo sportello usato per il cibo nella porta. Non un tunnel, non un complice armato, ma il corpo piegato fino al limite e una clamorosa falla nei controlli.
Choi Gap-Bok: come riuscì a scappare dalla cella di Daegu
Choi era detenuto nel Dongbu Police Station di Daegu dopo un arresto avvenuto il 12 settembre 2012. Cinque giorni dopo, riuscì a fuggire passando attraverso un’apertura larga circa 45 centimetri e alta 15 centimetri. Le ricostruzioni dell’epoca parlarono di un uomo molto allenato, pratico di stretching e yoga, capace di infilarsi nello spazio in meno di un minuto. Un investigatore arrivò a dire che nei filmati di sorveglianza si muoveva “come un polpo”.

A rendere il caso ancora più imbarazzante per la polizia fu il contesto in cui avvenne la fuga. Nei giorni successivi emerse che Choi aveva già tentato di scappare altre volte prima di riuscirci davvero e che, durante quei tentativi, la sorveglianza era stata gravemente carente. È proprio questo che trasformò la sua evasione da episodio curioso a caso nazionale: non solo l’impresa fisica, ma il fatto che fosse riuscito a farla in un luogo che avrebbe dovuto impedirglielo in ogni modo.
La caccia all’uomo e l’arresto dopo sei giorni
Dopo la fuga, in Corea del Sud partì una vera caccia all’uomo. Choi rimase irreperibile per sei giorni, abbastanza da alimentare ancora di più il clamore attorno alla vicenda. La sua latitanza finì il 22 settembre 2012, quando venne rintracciato e arrestato di nuovo dopo una segnalazione e un inseguimento terminato sul tetto di un edificio a Miryang.
La vicenda non si chiuse lì. Nell’aprile 2013, secondo l’agenzia sudcoreana Yonhap, Choi venne condannato in primo grado a 7 anni di carcere per i reati contestati, inclusa l’evasione. Ma più della sentenza, a restare impressa è stata soprattutto la scena che ha reso il suo nome famoso: un detenuto che, piegando il corpo oltre ogni logica apparente, riuscì a uscire da una cella passando da un’apertura che per chiunque altro sarebbe sembrata troppo piccola persino da guardare.